Polvere da sipario.


Lento, lentissimo, come un pachiderma annaspa nella trapunta bianca a pallini verdi.
'Corri, corri, Carlo' lo spronava suo padre da piccolo, quando correre serviva a qualcosa.
E Carlo correva, correva, scattava, inciampava e riprendeva la sua dinoncolata corsa.
Verso cosa ?
'Corri, Carlo, corri più in là' diceva sua madre asciugandosi le lacrime.
E Carlo correva, si innamorava, studiava e lavorava.
E adesso lento, lentissimo, abbassa il ritmo, smette di correre perchè a quanto pare è giunto.
Ma è giunto dove ?
'Corri Carlo, corri che qui c'è la miseria' ma non era altro che una staffetta, un passaggio di testimone da un luogo misero ad un altro, cambiano solo le coordinate.
'Corri Carlo, e quando arrivi mandaci una cartolina. Dicci che stai bene' ma di cartoline non ne fu spedita nemmeno una.
I racconti di viaggio, Carlo li teneva per se, condivideva la parte superficiale, dei piccoli morsi solo quando era necessario per tenere viva la conversazione.
'Corri Carlo, corri e se ti senti troppo stanco puoi sempre tornare. Per qualche tempo' ma a cosa serviva tornare.
E Carlo correva, e le persone intorno a lui correvano nelle più disparate direzioni, e le persone intorno a lui erano immobili, e le persone intorno a lui erano statiche.
Un flusso di persone correva nella direzione opposta, un altro correva con lui ma inciampava, un paio di ragazze incrociarono la sua strada e lo fecero cadere.
'Corri Carlo, corri e ricordati di spiegare agli altri come si fa a correre' sentiva già il preso di dover tramandare la faccenda ai posteri.
Ma Carlo correva e dove andava non lo sapeva.
C'era la neve, lui correva abitualmente sulla sabbia, ma non si scoraggiò.
C'era del caffè che sapeva di sugo al basilico, ma non si scoraggiò.
C'era una donna che parlava un'altra lingua, ma imparò ad amarla.
E Carlo correva, faceva e diceva cose.
E Carlo aumentava il ritmo, convincendosi che tutto aveva un senso nonostante la sapesse lunga.
Ad ogni colpo di pistola del giudice di gara, Carlo buttava all'aria le coperte, si lavava la faccia, a volte i denti, fumava una sigaretta ed era pronto per la nuova giornata.
Odore di polvere da sparo.
Ad ogni colpo di pistola del giudice di gara, Carlo correva perchè questo gli avevano detto, perchè anche se da giovane non ci credeva ora tutto questo aveva un senso.
'Corri Carlo, corri. Più tardi capirai' disse suo padre piangendo, pigiando il tasto di un telecomando, con i capelli che diventavano tutti bianchi.
'Corri Carlo, corri. Che qui cosa vuoi fare' disse sua madre abbracciando suo fratello.
E Carlo correva, correva, lasciava indietro tutto e tutti, non si curava più di nulla che di se stesso, non nutriva più interessa in null'altro che nel suo sostentamento personale.
Correva per il suo rendiconto, falcate immonde, la fatica non la sentiva e sembrava non sudare mai.
Correva in moto perpetuo, perchè la sua diffidenza di un tempo ora si era trasformata in adrenalina.
E Carlo correva, codardo, testardo e bugiardo.
E Carlo correva e non si fermava mai, ogni giorno attendendo quello sparo.
Ma ora Carlo è lento, lentissimo, come un pachiderma annaspa nel suo letto.
Si tira su, nonostante il braccio sinistro sia ancora mezzo addormentato a causa della posizione scomoda in cui si era addormentato.
Carlo lentissimamente si mette a sedere sul suo letto ed allunga la mano verso la pistola del giudice, gliela sfila via.
La impugna, se la punta in bocca e si spara.

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