Dario

Dario entra in un bar perchè si era francamente rotto le palle delle ultime settimane trascorse in casa.
La sua decisione di cambiare città e ripartire da zero non era stata davvero saggia in quanto a tempistica con una calvizie che pendeva sulla sua fontanella.
Temeva di poter somigliare, di lì a pochi anni, ad un mocio Vileda.
Ma, nel frattempo, il pavimento lo lucidava con le palle che facevano un bungee jumping continuo e perpetuo.
La noia e il disagio da nuova vita lo annullavano.
Ma Dario era una persona abbastanza risoluta sotto certi punti di vista e sapeva che tutto dipendeva da lui.
Così decise di andare in un bar, come per l'appunto dicevamo.
Al bancone chiede risoluto se l'happy hour è ancora in corso e dopo aver ricevuto una risposta affermativa ordina la sua Wel-Scotch e cerca di darsi un'aria disinvolta.
Si avvicina allo sgabello sgombro di fianco ad una tipa abbandonata e prende posto, come nelle più rodate scene.
A noi, di Dario, non frega un cazzo e vogliamo solo sapere in che modo si scoperà questa tizia.
Tizia che, per altro, non denota alcun sintomo di interessante bellezza.
Capelli lunghi lisci neri un po' unticci con frangetta a caso, camicia bianca di svariate taglie più larga stretta in vita da questa cinta uscita da un uovo di pasqua del 1978 e jeans sgualciti.
Non sembrava molto pretenziosa come essere vivente e quindi Dario pensò che tanto nessuno lo conosceva e poteva tentare l'approccio.
Al di là della eventuale scopata si sentiva parecchio solo, quindi al massimo avrebbe comunque scambiato due chiacchiere.
Considerando che parlava sei ore a lavoro e poi, non uscendo, non parlava con nessuno si sentiva muto a volte e di tanto in tanto si scordava il suono della sua voce.
Quindi attaccò bottone con la tizia e non starò qui ad inventare chissà quale scambio di battute audaci ed arrapanti, le cose andarono in maniera lineare.
Un sorriso, due sorrisi, ciao, ciao come ti chiami, che bevi, sono nuovo di qui e così via.
Ad ogni modo Dario e la fanciulla riuscirono finalmente ad incanalare quella giusta direzione in cui reciprocamente si capisce che ci si scoperà.
Vi assicuro che questa sensazione non tutti la conoscono contrariamente a quanto pensate, considerando che comunque gran parte di voi uomini credono di avvertirla anche solo se vi chiedono un accendino.
Dario era nuovo del posto, ma non nuovo in altri campi e così si accorda velocemente con la solita scusa "dell'andare via perchè c'è troppo chiasso".
"Se vuoi scusarmi però vado un attimo in bagno prima" disse Dario sorridendo ed osando persino un gesto che alle donne fa ridere perchè l'uomo medio crede sia una gran trovata.
Si alzò e mentre si allontanava sfiorò la mano della tizia.
Ma questa caduta nella banalità la perdoniamo a Dario perchè vogliamo che si scopi questa tizia.
Ora Dario è tutti noi e sicuramente è me.
Così si avvia verso il cesso assolutamente non teso per la prossima scopata, ma tenendosi il cazzo fra le mani per pisciare pensa che magari una sega prima di uscire se la sarebbe dovuta fare.
Tanto per durare un po' di più al primo round e non dover affrettare i pensieri verso la sua ex per ritardare lo scoppio.
Decide persino di lavarsi le mani per essere educato nei confronti della sua nuova amica.
Così poggia delicatamente gli occhiali da vista sul meraviglioso marchingegno utilizzato per donare fazzoletti di carta grigia e darsi anche una bella rifrescata alla faccia un po' impastata ed alla bocca un po' assonnata.
Così Dario è riverso con la faccia verso il lavandino ed allunga la mano sinistra per afferrare un fazzoletto, ma il caso vuole che urtando il marchingegno gli occhiali cadono in terra.
Occhiali molto belli, con la montatura tipo Ray Ban che fanno presa.
I Ray Ban stanno bene a tutti ma quelli non sono Ray Ban e le lenti sono scadenti.
Il caso ha voluto che nei precedenti mille voli gli occhiali non si siano mai lontanamente scheggiati.
In questo caso, invece, il piccolo lembo di plastica fra le lenti semplicemente deflagra e quindi Dario è fottuto.
Dovete sapere che Dario non è completamente cieco, ma è abituato a portare sempre i suoi occhiali o le lenti a contatto.
Quindi ora si sente perso.
Vuole avere sempre tutto sotto controllo e tutto ben chiaro.
La vista gli serve come prolungamento della sua insicurezza di fondo.
E merda, non può guidare ora e la tipa aspetta.
Raccoglie quindi gli occhiali e li pone nel taschino della camicia, cercando di ricomporsi con una bella bestemmia riavviandosi dalla sua dolce fanciulla.
Senza Ray Ban finti il suo aspetto ne risente, e quelle tracce di gocce d'acqua sparse a caso sulla camicia non migliorano le cose.
Lei si accorge di tutto.
"Spero quella sia acqua, e che tu non abbia sudato per lo sforzo"
Ma vaffanculo.
Ma sorride che altro può fare, anche quello è corteggiamento.
"No, è che ho messo le lenti a contatto e credo di aver fatto casino con l'acqua" dice fingendo imbarazzo.
Che cucciolone.
Lei sorride e si mette in piedi per accelerare i tempi ed andarsene.
Lui dice andiamo e guarda quel volto un po' sfocato.
"Senti non vorrei mettermi a guidare perchè ho bevuto un po', quindi magari facciamo un giro prima" dice Dario per evitare di finire schiantato contro un palo.
"Se vuoi andiamo a casa mia, abito a pochi minuti da qui"
Lui non può guardarla negli occhi perchè tutto è sfocato quindi deve semplicemente affidarsi all'udito e non può dare maggiore profondità all'affermazione, ma dice che va bene e che la segue.
Lei si avvia lasciando dietro Dario di qualche passo.
Lui vorrebbe guardarle meglio il culo, ma non può.
Soprattutto perchè dall'andantura ancheggiante di sicuro un bel culo se lo ritrova, altrimenti non avrebbe senso smuoverlo così a destra e sinistra.
Camminano e parlano in questa fase di petting che, quando funziona, è davvero interessante.
Altrimenti è solo una passerella fino alla prima superficie orizzontale dell'interno appartamento openspace.
Ma il tutto è godevole, entrambi paiono saperci fare.
"Lo conosci questo posto ?" la tizia indica con il dito qualcosa dall'altra parte della strada.
Dario vede solo delle cazzo di luci fluorescenti che compongono una probabile scritta e fa cenno di no con il capo.
"Ha proprio un nome buffo, non trovi ?"
Dario ride, perchè la situazione è veramente troppo stupida e lei non avverte il suo disagio perchè è troppo fiera della sua meravigliosa battuta.
Lungo la via Dario riesce a cavarsela egregiamente riuscendo a non calpestare alcuna merda di cane e schivando un barbone mimetizzato nel cemento.
Ogni tanto si guardano e lui sorride automaticamente, ma non può scrutare bene l'espressione dei suoi occhi.
Sostanzialmente non sa assolutamente cosa cazzo stia succedendo.
Ma finalmente arrivano a casa e persino in ascensore non si toccano, tanto non serve.
"Preparo qualcosa da bere tu mettiti comodo sul divano"
E Dario gira la testa in quella sala senza capire un cazzo nonguardandosi attorno.
"Tu leggi ?" chiede lei alzando il tono la voce dalla cucina.
"Si, abbastanza" avrebbe voluto aggiungere "Soprattutto quando ho gli occhiali da vista!" ma non lo dice, nonostante si compiaccia con il se stesso per avere sempre la battuta pronta.
"E lo conosci questo libro ?" chiede lei spuntando dalla cucina con in mano una bottiglia di qualcosa ed un libro che sventola da quella che pare una distanza siderale per il povero Dario.
"No, non lo conosco" era l'unica risposta sensata da dare "Non le leggo queste cose onestamente" aggiunge a causa della depressione oculare con una serietà fin troppo drammatica.
"Eddai credevo fossi uno a cui piace scherzare" afferma lei con voce un po' contrariata poggiando la bottiglia ed il libro sul tavolino in vimini di fronte al divano su cui Dario siede.
La bottiglia era un Chablis ed il libro era una copia economica del Kamasutra.
Merda, pensò Dario e chiese subito del vino.
Non avrebbe mai più bevuo Chablis in vita sua.
Lei accese la tv su un canale di musica per dare un po' di sottofondo alla situazione considerato che ormai mancava poco all'impatto.
Armeggiando il telecomando che a Dario pareva un cellulare, la tizia si mette a sedere con la schiena poggiata al bracciolo di destra.
Quel canale trasmetteva una sorta di folk rachitico che funziona solo se hai 20 o 65 anni, ossia quando non sai cosa ti riserva la vita e quando sai che non ti riserve più un cazzo.
Comunque se vuoi puoi invertire gli addendi.
Trascorsero altri quindici minuti comunque amabili in cui Dario paragonò quell'acqua gassata al profumo di limone verde con il Chablis.
"...che cazzo!" Dario trasalì di colpo quando un gatto gli spuntò di fianco.
Cieco come era in quelle condizioni non lo aveva nemmeno notato aggirarsi e la casa, comunque, non puzzava di gatto.
"Scusa è Charlene, spero tu non sia allergico ai gatti" disse la tizia che era ancora immnobile con le spalle poggiate sul bracciolo opposto a Dario.
Quindi ad una distanza incolmabile.
"No non sono assolutamente allergico ai gatti, li adoro" e gli venne in mente la sua ex e così si arrapò un po' meno.
La tizia si alzò e si avvicinò verso Dario emmettendo versetti ridicoli nei confronti di Charlene.
"Micio micio vieni qui!"
Ed effettivamente il gatto le balzò sulla gamba destra con le unghie ben affilate e sporgenti, arpionandola.
E' una cosa che i gatti spesso fanno e non si rendono conto del doloro immenso che provocano, ma la tizia non pareva accusare il colpo.
Era ora molto vicina e Dario, il quale non intravedeva alcuna smorfia di dolore sul viso della gattara.
Probabilmente l'alcool l'aveva anestetizzata o era semplicemente abituata.
Lui si ricordò di quando il gatto che condivideva con la sua ex spesse volte aveva effettuato queste mirabolanti scalate sulle sue gambe provocando dolore e bestemmie.
O quando mentre stavano scopando, con la sua lingua ruvida, gli leccò le palle per un minuto abbondante.
"Ok, penso che andrò in bagno ancora una volta scusami..." disse Dario per far intendere che era pronto e voleva cominciare.
La tizia recepì subito l'invito.
"E' la seconda porta nel corridoio. Mi raccomando non farti un'altra doccia" rise guardandolo negli occhi "Poi raggiungimi nella stanza di fianco" aggiunse accarezzando dolcemente il gatto e disogliendo lo sguardo da Dario e posandolo sul felino con un movimento fluido.
Dario pensò che anche il suo cazzo andava acarezzato un po', ma non lo disse.
Nel cesso tirò fuori una lente degli occhiali e se la poggiò sull'occhio sinistro a mò di monocolo.
Voleva studiare il cesso e cercare fra i medicinali, indicano molto di una persona.
Di medicinali nemmeno l'ombra, ma il balsamo approvato dai vegetariani ed una copia di Cohelo poggiata sulla cesta di vimini dei panni sporchi gli fece capire con chi aveva a che fare.
Niente tracce di assorbenti e preservativi, quindi non aveva il ciclo e si faceva scopare senza guanto.
O forse li aveva nel cassetto in camera.
Ad ogni modo Dario non scopava mai col preservativo, si vive una volta sola.
Finito tutto si lanciò nella camera di fianco che, ovviamente, era quella da letto.
Il letto a due piazze era ben visibile ed una piccola porta all'interno della stanza probabilmente dava su un mini cesso privato considerato il flusso d'acqua udibile.
Dario si tolse tutto, rimase in mutande e si mise sotto le coperte.
Vide la sagoma della tizia sbucare dal mini cesso e spegnere la luce.
Stranamente Dario si sentì subito eccitato e, per evitare di fare figure di merda premature, decise che come prima cosa c'era da dirigere la lingua verso la figa della tipa così da farla smuovere un po' evitando così un primo round troppo veloce.
Tutto questo lo pensò mentre lei non era ancora nemmeno entrata a letto.
Scostò le coperte e si inabissò anche lei.
"Voglio leccarti la figa" disse lui senza nemmeno pensarci, per sembrare virile ed allo stesso tempo salvarsi il culo.
Che il cazzo era già troppo duro e partito per fatti suoi.
"Bhè accomodati pure" sussurò con tono di assenso da bidella di scuola privata.
Dario sollevò così le coperte e si mosse per portarsi ai piedi del letto sfiorando inavvertitamente la gamba destra di lei che pareva di ghiaccio.
"Scusami, hai freddo vuoi che ci copriamo ?" disse in uno slancio di umanità che si contrapponeva all'arroganza di poco prima.
"Macchè figurati..." disse lei ridendo probabilmente pensando a quanto fosse scemo questo tizio.
Così Dario sorrise a sua volta al buio pensando fosse ora di mettersi al lavoro.
Portò la faccia bene fra le gambe spalancate e si accinse ad iniziare.
Per riflesso portò subito le mani verso il ventre della tizia e cercò di salire verso le tette, tanto per darsi un tono.
Lei sembrava apprezzare e gli strinse forte entrambe le mani.
Una cazzo di presa a tenuta stagna, Dario sentiva le nocche stridere persino.
Ma a lui pareva una cosa troppo intima quindi si divincolò da quella stretta ed iniziò a scendere prendendola per le chiappe e sollevandola leggermente.
Iniziò così ad intuire che la cosa stava andando bene, tanto che lei si lasciò subito andare ed iniziò a muoversi e dimenarsi abbastanza serrando sempre di più le gambe con movimento lento ma convulso.
Così lui passò le mani su entrambe le cosce per stringerle ancora di più verso la sua faccia, manco fossero delle cuffie per ascoltare musica folk dal suo lettore cinese.
Arrivò quindi scendendo con le mani a metà fra la coscia ed il perone e si bloccò di colpo.
"Ma che cazzo!" e partì una bestemmia da Dario "Che cazzo è 'sta roba ?!" urlò tirando indietro la faccia e pulendosi le barba piena di umori.
"Cosa ?" chiese lei stizzita dalla situazione di stallo.
"Ma allora non avevi freddo, porca puttana !" disse Dario tirando delle violente pacche ad altezza-metà- coscia-destra della tizia producendo un rumore sordo.
"Accendi questa cazzo di luce ! Che non vedo un cazzo!"
Lei si ritirò un po' e si mise in piedi accendendo la luce.
Ma comunque Dario era cieco "Vieni qui Cristo che non vedo un cazzo di niente!"
Lei si riavvicinò al letto mentre la luce posta sul comodino si rilfetteva stranamente lucida sulla sua gamba destra.
"Oh porca puttana! Ma tu hai una gamba di legno!"
"Non te ne eri reso conto ?" mormorò la tizia
"Ma certo che no, non voglio scoparmi un cazzo di Robocop!" aveva perso completamente il controllo.
Cieco in mutande con una tizia senza una gamba.
"A parte che sei un gran maleducato, non vedo dove sia la differenza..."
"La differenza la vedo e come, Cristo santo non mi verrà duro con questo pensiero in corpo. Ma sai che cazzo significa ?"
"Senti sei veramente un coglione e non voglio nemmeno prendermela. Ora levati dalle palle."
"Certo che mi levo dalle palle! Cristo dovresti avvisarle le persone!"
"Ma sei cieco o cosa ? Secondo te perchè cammino in quel modo ?!"
"Perchè hai un bel culo ?"
"No davvero, levati dalle palle"
Razionalmente quella reazione da parte di Dario era stupida, lui lo sapeva.
Ma la sorpresa era stata troppa e ormai aveva mandato tutto a puttane.
Raccolse velocemente i suoi vestiti mentre la tizia si accendeva una sigaretta e lo seguiva con lo sguardo.
"Me ne vado e mi dispiace per questa situazione, ma davvero..."
"Non ti preoccupare sono grande abbastanza. Sono cose che capitano"
"Si merda...sarà. Buonanotte"
Dario uscì per strada era cieco e non sapeva dove cazzo fosse, la città era nuova per lui.
Si riavviò verso il bar, ricordava comunque la strada ed ogni tanto inforcava il monocolo per sincerarsi di non aver pestato della merda e soprattutto perchè ora gran parte dei locali erano chiusi e quindi la strada era parecchio buia.
Ad un tratto fu investito da una luce fluorescente dall'altro lato della strada.
Era il locale che la tizia aveva indicato in precedenza, durante il tragitto di andata.
Inforcò il monocolo e guardò l'insegna luminosa leggendola sottovoce.
"La protesi".
Si mise la metà di occhiale in tasca e sfiorò con la punta del piede sinistro i capelli di un barbone che scoreggiava per terra.
Non aveva abbastanza palle, dopotutto, da assestargli un calcio in faccia.

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